“La signorina” delle scarpe italiane: Letizia Galli, 105 anni festeggiati in ufficio
Centocinque candeline, una torta portata dai colleghi direttamente alla scrivania e lo stesso sorriso di sempre: così Letizia Galli ha celebrato il suo compleanno all’interno del Calzaturificio Brunate, l’azienda che guida e custodisce da una vita. Le immagini della festa in ufficio hanno fatto il giro dei social e della stampa internazionale, raccontando la normalità straordinaria di una donna che a 105 anni continua a “stare in azienda”, come dice chi la conosce, con lo sguardo vigile di chi non ha mai smesso di lavorare.
La storia di Letizia Galli si intreccia con quella del distretto comasco e dell’industria calzaturiera italiana. Brunate nasce nel 1926 su iniziativa di Vittorio Galli e Giovanni Volonté. Nel 1939, alla morte del padre, Letizia ha appena 19 anni: assume la direzione e traghetta la fabbrica attraverso gli anni più duri della Seconda guerra mondiale. È una delle prime, concrete storie d’impresa al femminile in Italia, maturata dentro la quotidianità di una manifattura che non si è mai arresa. Lo ricorda la stessa cronologia aziendale ufficiale.
Il carattere è quello che in fabbrica chiamano “determinazione gentile”: attenzione ai conti, ai fornitori, alla qualità, ma soprattutto alle persone. Nel dopoguerra Brunate riparte, affronta anche momenti difficili — come l’incendio che nel 1949 colpisce reparto produttivo e magazzino — e cresce fino a diventare un marchio riconosciuto per le linee pulite e la cura artigianale. La ricostruzione delle tappe, con l’impronta decisiva di Letizia in quegli anni, è riportata da testate di settore e ricordi d’azienda.
A renderla un’icona, oltre alla longevità, è l’idea che il lavoro possa restare un presidio di identità e di relazioni. Non a caso, già a 100 anni “Zia Letizia” — così la chiamano i nipoti — veniva descritta mentre percorreva i corridoi del calzaturificio; a 99, raccontavano che si presentasse ancora a Lomazzo “tutti i giorni”, seduta in ufficio e con le mani tutt’altro che ferme; a 104, nel 2025, i media locali annotavano che continuava a recarsi in azienda più volte alla settimana. Tasselli che compongono un profilo limpido: la presenza, prima di tutto.
Il compleanno dei 105 anni suggella questo percorso con un’immagine potente: la comunità di lavoro — colleghi, collaboratori, famiglia — che si stringe attorno alla sua “signorina”, come molti ancora la chiamano, nel luogo che è stato casa per quasi un secolo. La notizia è arrivata anche su media esteri, che hanno ripreso il video della celebrazione pubblicato sui canali social del brand. È l’istantanea di una longevità attiva che parla a tutti: impresa, territorio, generazioni.
Brunate oggi ha sede a Lomazzo (Como) e continua a produrre calzature con un’impronta fortemente manifatturiera. La pagina storica dell’azienda ricorda l’orientamento alla qualità come tratto costitutivo, mentre registri associativi e camerali confermano l’indirizzo e l’attività. Una “fabbrica di famiglia” che nel tempo si è strutturata, mantenendo però quella dimensione concreta che spiega il valore di un compleanno festeggiato al lavoro.
C’è anche una lezione che esce dal perimetro della fabbrica. A più riprese, familiari e collaboratori hanno raccontato il suo modo di “tenere il filo”: telefonate durante le fiere per sapere come va, assegni compilati di suo pugno, l’attenzione ai dettagli che fanno vivibile un’azienda. Non nostalgia, ma disciplina affettuosa. In uno dei ritratti più recenti, la stampa locale ha sintetizzato: “Lavora ancora”. Oggi, con 105 candeline spente fra le scrivanie, quella frase suona come un titolo di coda e, insieme, come un nuovo inizio.
In tempi in cui si discute di età pensionabili e grandi dimissioni, la scena di una donna di 105 anni che spegne le candeline nel suo ufficio dice qualcosa di semplice e radicale: il lavoro, quando è costruzione di senso e di legami, può attraversare le stagioni della vita senza smettere di essere casa. E, nel caso di Letizia Galli, può perfino diventare una festa.