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Giovanni Scapagnini — La scienza della longevità tra geni, nutrizione e futuro

Nel mondo della ricerca sull’invecchiamento, il nome di Giovanni Scapagnini è sinonimo di equilibrio tra rigore scientifico e visione umanistica. Medico, neuroscienziato e professore associato di Biochimica Clinica e Biologia Molecolare all’Università del Molise, Scapagnini ha dedicato la sua carriera a comprendere i meccanismi cellulari che regolano il tempo biologico e a tradurre queste conoscenze in strumenti concreti per vivere meglio e più a lungo.

La sua formazione scientifica nasce in Italia, ma si consolida all’estero: dopo la laurea in Medicina e Chirurgia e un dottorato in Neurobiologia presso l’Università di Catania, lavora in prestigiosi centri di ricerca come il Blanchette Rockefeller Neurosciences Institute di Rockville e il National Institute of Neurological Disorders and Stroke (NIH) di Bethesda, negli Stati Uniti. Esperienze che lo avvicinano ai temi dell’invecchiamento cerebrale, dello stress ossidativo e della neuroprotezione, allora ancora pionieristici nel campo delle neuroscienze.

Oggi, il suo contributo scientifico si muove lungo un asse preciso: quello tra nutrizione, genetica e longevità. Come vicepresidente della Società Italiana di Nutraceutica (SINUT), Scapagnini ha ridefinito il concetto di nutraceutica non come semplice integrazione alimentare, ma come disciplina che unisce biologia molecolare, medicina preventiva e cultura del benessere. «Non basta eliminare ciò che fa male — afferma spesso — bisogna aggiungere ciò che fa bene. La longevità non è una sottrazione, ma un arricchimento».

I suoi studi, pubblicati su riviste internazionali e citati da oltre duemila pubblicazioni scientifiche, indagano il ruolo dei composti bioattivi naturali — come i polifenoli e l’idrossitirosolo dell’olio extravergine d’oliva — nella protezione delle cellule e nella modulazione dei geni legati all’invecchiamento. Queste molecole, spiega, «non agiscono come medicine, ma come allenatori cellulari: insegnano all’organismo a difendersi, stimolando i meccanismi di resilienza biologica».

Alla base del suo approccio c’è la visione che la genetica non sia destino, ma un linguaggio che l’ambiente e lo stile di vita possono riscrivere. Alimentazione, attività fisica, gestione dello stress e qualità delle relazioni sociali diventano così leve epigenetiche, capaci di orientare la nostra salute futura. «Ogni scelta quotidiana parla ai nostri geni», ripete nei suoi interventi, «e con le giuste parole possiamo farli esprimere al meglio».

Relatore di fama internazionale e divulgatore attento, Scapagnini riesce a portare concetti complessi alla portata di tutti. Nei suoi convegni e interviste unisce la precisione del medico alla sensibilità del narratore, raccontando la longevità non come una meta, ma come un percorso di equilibrio tra scienza e consapevolezza.

Al Longevity Fest Costa Smeralda® 2025, il professore è stato protagonista del panel “Epigenetica, ambiente e destino”, accanto a Immaculata De Vivo, sotto la moderazione di Giulia Cimpanelli. Un dialogo intenso e visionario che ha mostrato come la longevità non appartenga solo alla biologia, ma anche alla cultura: una filosofia di vita capace di connettere la scienza del futuro con le radici della tradizione mediterranea.

«La longevità è un linguaggio antico che oggi la scienza sa decifrare», afferma Scapagnini. «Ma per comprenderlo davvero dobbiamo imparare ad ascoltare il nostro corpo, la natura e il tempo che scorre. Perché vivere a lungo non significa soltanto contare gli anni, ma riempirli di significato».