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Corrado Augias: 91 anni di longevità culturale. Il lusso di continuare a capire il mondo

A 91 anni compiuti il 26 gennaio 2026, Corrado Augias continua a fare ciò che ha sempre fatto: spiegare, interrogare, orchestrare conversazioni, aprire finestre critiche sulla storia e sull’attualità. Lo fa oggi su LA7, dove conduce La Torre di Babele, un programma di approfondimento culturale e geopolitico che in Italia non ha equivalenti, e dove la parola — ancora — è centrale.

LONGEVITÀ CULTURALE

Per chi segue la sua lunga parabola intellettuale, non è una sorpresa: Augias appartiene alla piccola élite di figure che non hanno mai smesso di lavorare né di imparare. A differenza di molti personaggi pubblici, la sua longevità non si misura nell’ampiezza della fama, ma nella durata del pensiero.

 

LA LONGEVITÀ DELLA MENTE: IL CERVELLO COME MUSCOLO SOCIALE

Il tema è perfetto per una riflessione più ampia: quando parliamo di longevità, non parliamo soltanto di anni vissuti, ma di qualità dei processi cognitivi, del ruolo che una persona mantiene nella comunità e nella cultura, del senso di continuità che dà al proprio lavoro.

COGNITIVE RESERVE

In letteratura scientifica, questo fenomeno ha un nome: cognitive reserve, “riserva cognitiva” — un concetto sviluppato negli anni ’80 e ’90 al Columbia University Medical Center e oggi confermato da studi longitudinali sull’invecchiamento cerebrale. La riserva cognitiva aumenta quando una persona:

  • legge
  • produce linguaggio
  • mantiene relazioni sociali attive
  • apprende in continuo
  • espone il cervello alla complessità
  • si mantiene curiosa

È difficile immaginare un esempio italiano più cristallino di questo paradigma.

 

UN SECOLO IN TRE ATTI: DAL CORRISPONDENTE AL DIVULGATORE

La carriera di Augias attraversa oltre sessant’anni di giornalismo e divulgazione, quasi un secolo di trasformazioni dei media, dalla stampa analogica alle piattaforme digitali, dalla televisione generalista all’ecosistema dei talk. La sua traiettoria può essere letta come una trilogia:

I atto — L’osservatore del mondo

Negli anni ’60 e ’70, Augias è corrispondente da Parigi e New York, firma per Panorama, L’Espresso e La Repubblica, testimone della diplomazia culturale europea e della nascita della società americana dello spettacolo.

II atto — Il costruttore di format

DaglI anni ’80 ai primi 2000, inventa programmi e serialità televisive che segnano un’epoca:

  • Telefono Giallo
  • Enigma
  • Babele
  • Le storie — Diario italiano
  • Città Segrete

Qui la sua cifra è evidente: educare senza pedanteria, informare senza appiattire, raccontare senza indulgere.

III atto — Il divulgatore senior

Nel 2023 approda su LA7 con La Torre di Babele, dove affronta — con piglio umanistico — la complessità della contemporaneità: geopolitica, religioni, storia, economia, conflitti, trasformazioni sociali. Il format ha una caratteristica rara nel sistema televisivo italiano: non è pensato per intrattenere distrattamente, ma per stimolare.

 

IL PARADOSSO DELLA LONGEVITÀ: QUANDO L’ETÀ MIGLIORA IL LAVORO

La carriera di Augias dimostra un concetto che nel mondo del longevity studies è ancora poco discusso in Italia: l’età non è un ostacolo per le professioni ad alta intensità cognitiva — anzi, può esserne un vantaggio competitivo. L’esperienza accumulata non è mero decoro: è materiale neurale, memoria contestuale, archivio di fenomeni, alfabetizzazione storica. In altre parole: “Chi ha vissuto più a lungo ha più strumenti per interpretare ciò che accade.” Non è un caso che le società a maggior longevity literacy valorizzino gli “over 80” nei campi della scrittura, del pensiero e della diplomazia culturale. Basti citare:

  • Jorge Luis Borges
  • Toni Morrison
  • Amos Oz
  • Noam Chomsky
  • Franco Loi
  • Edgar Morin (ancora attivo a 103 anni)
  • Jane Goodall

Augias appartiene a questa genealogia: quella dei longevi cognitivi e produttivi.

 

DISCIPLINA, CURA, CONTINUITÀ: LE TRE LEGGI DELLA MENTE LUNGA

Dietro l’apparente naturalità del suo percorso c’è una triade di fattori che la ricerca sulla longevità definisce come predittivi:

1. Routine

La regolarità del lavoro intellettuale è un potente fattore di protezione: leggere ogni giorno, scrivere ogni giorno, preparare appunti, selezionare materiale, costruire domande. La routine è una forma di igiene mentale.

2. Relazioni

La televisione è anche un luogo sociale: redazioni, ospiti, interlocutori, autori, discussioni. La solitudine logora il cervello; il dialogo lo rafforza.

3. Scopo

Uno degli indicatori scientificamente più correlati all’invecchiamento sano è lo scopo (purpose). Augias ha attraversato decenni mantenendo uno scopo costante: capire e far capire.

 

LA LONGEVITÀ COME RESISTENZA CIVILE

Oltre alla dimensione culturale, c’è quella civile. Nel 2020, rinunciò alla Legion d’onore francese, protestando contro l’assassinio di Samuel Paty e rivendicando la libertà intellettuale come valore non negoziabile.

In un Paese in cui l’intellettuale è spesso percepito come figura ornamentale, quella di Augias è una longevità non decorativa, ma attiva, non conciliatoria, ma critica.

 

UNA GENERAZIONE CHE NON SI RITIRA

È utile notare che la sua generazione non è sola: l’Italia annovera altri casi di longevità produttiva culturale e politica — da Liliana Segre a Piero Angela fino ai grandi giuristi, ai fisici, ai linguisti — confermando un pattern identitario nazionale: il capitale culturale non va in pensione.

 

CHE COSA CI INSEGNA AUGIAS SULLA LONGEVITÀ?

Tre elementi chiave:

➤ La curiosità è un motore antidegenerativo.

La letteratura neurologica è unanime: la curiosità ritarda il declino cognitivo.

➤ L’identità lavorativa allunga la vita utile.

“Chi smette di lavorare” non sempre vive meglio; talvolta vive meno.

➤ La cultura è un tessuto connettivo.

Non è un hobby ma un ecosistema biologico, sociale e metabolico.

 

LA BELLEZZA DI INQUADRARE IL MONDO

A 91 anni, mentre conduce l’ennesimo programma che interroga il presente attraverso la lente lunga della storia, Augias dimostra un principio che dovrebbe appartenere alla nostra epoca: La longevità non è la vita più lunga: è la vita che continua a produrre senso. Per un Paese come l’Italia — anziano statisticamente, ma giovane nel suo capitale culturale — questa è una delle più preziose lezioni del futuro.

 

Arianna Pinton

 

Photo credits: Corrado_Augias_by_Diego_Figone_-International_Journalism_Festival_2014(cropped)