Longevity Award 2025: Pupi Avati e il valore del tempo
Il premio alla carriera del regista bolognese come simbolo di una longevità creativa capace di resistere al tempo e parlare a più generazioni.
Ogni anno il Longevity Fest Costa Smeralda assegna un riconoscimento a una personalità che ha saputo incarnare, nella propria vita e nel proprio lavoro, i valori della longevità intesa come durata, continuità e impatto culturale.
Per l’edizione 2025 il Longevity Award andrà a Pupi Avati, maestro del cinema italiano. Con oltre cinquant’anni di carriera, Avati ha attraversato generi e decenni, mantenendo intatta la sua capacità di raccontare storie universali e profondamente umane.
La cerimonia di consegna, condotta dalla giornalista Barbara Carfagna, non sarà solamente un tributo al regista, ma una riflessione sul significato stesso di longevità creativa: la capacità di reinventarsi, di restare attuali pur restando fedeli alla propria identità, di costruire opere che resistono al tempo.
Nel premiare Avati, il festival riconosce che la longevità non appartiene solo al corpo biologico, ma anche alle opere dell’ingegno e alla memoria culturale. È la dimostrazione che vivere a lungo significa anche lasciare tracce indelebili, capaci di attraversare generazioni.
Pupi Avati, maestro del cinema italiano
Giuseppe “Pupi” Avati, nato a Bologna il 3 novembre 1938, èè uno dei registi, sceneggiatori e produttori più versatili e longevi del panorama cinematografico italiano. Dopo una giovinezza segnata dalla passione per la musica jazz, fu clarinettista nella Doctor Dixie Jazz Band ma rinuncia per iniziare a suonare con Lucio Dalla.
Con in tasca gli studi in Scienze Politiche a Firenze, si avvicina al cinema folgorato dalla visione di 8e½ di Federico Fellini. Il suo debutto da regista risale al 1968 con Balsamus, l’Uomo di Satana, seguito da Thomas e gli Indemoniati, opere ancora acerbe ma già segnate da atmosfere gotiche e provinciali che diventeranno un tratto distintivo della sua poetica.
Negli anni Settanta si impose all’attenzione del pubblico con La Casa dalle Finestre che Ridono (1976), oggi considerato un cult dell’horror italiano, e successivamente con Zeder (1983). Parallelamente, Avati dimostra una straordinaria capacità di spaziare tra i generi, passando dall’horror al dramma intimista, dalla commedia alla rievocazione storica. Un momento chiave della sua carriera televisiva fu lo sceneggiato Jazz Band (1978), fortemente autobiografico, che consolida il suo stile narrativo fatto di nostalgia, ironia e attenzione ai rapporti umani.
Tra i suoi film più apprezzati figurano Regalo di Natale (1986), raffinato dramma da camera attorno a una partita di poker, Storia di Ragazzi e di Ragazze (1989), Il Cuore Altrove (2003), presentato a Cannes, Il Signor Diavolo (2019), che segna un ritorno alle atmosfere cupe degli esordi, e Dante (2022), dedicato al sommo poeta. Nel 2023 ha diretto La Quattordicesima Domenica del Tempo Ordinario, mentre nel 2024 è uscito L’Orto Americano.
Autore di sceneggiature e romanzi, Pupi Avati è stato insignito di numerosi riconoscimenti, tra cui David di Donatello, Nastri d’Argento, Ciak d’Oro, e nel 2025 ha ricevuto il David di Donatello alla carriera. Presidente della Fondazione Federico Fellini, e profondamente legato alla memoria del grande maestro riminese.
Sposato dal 1964 con Amelia “Nicola” Turri, con cui ha tre figli – Mariantonia, Tommaso e Alvise, tutti attivi nel mondo del cinema e dell’animazione – Avati ha saputo raccontare per oltre cinquant’anni le fragilità, le passioni e le paure dell’animo umano, restituendo attraverso i suoi film un ritratto autentico e poetico dell’Italia del Novecento e dei primi decenni del Duemila. Considerato un “artigiano del cinema” per la sua capacità di conciliare la forza del racconto popolare con la raffinatezza autoriale, Pupi Avati resta una delle voci più originali e amate del nostro cinema.
Sibilla Panfili